DIGITALE E SMART WORKING, IL CONFRONTO BANCA PER BANCA
“La primavera nelle banche: come cambia il settore in tempi di pandemia,
smart working e digitale, a difesa dell’occupazione”

Secondo appuntamento dedicato alle nuove tecnologie. Questa volta, gli oltre 15mila spettatori, hanno assistito al confronto tra i capi del personale dei maggiori Gruppi bancari e i rispettivi rappresentanti sindacali FABI.

Come viene affrontata la rivoluzione digitale in banca e secondo quali logiche i principali istituti di credito gestiscono lo smart working: questo il focus della discussione alla quale hanno partecipato, tra gli altri, il capo del personale BPER Giuseppe Corni e per la FABI, Antonella Sboro e il segretario generale, Lando Maria Sileoni.

Il dibattito è stato moderato e condotto da Frediano Finucci (caporedattore TgLa7) che ha introdotto il confronto sottolineando come «il primo grande cambiamento di cui ci dobbiamo occupare è lo smart working, una vera rivoluzione di cui forse non parleremmo se non ci fosse stata la pandemia». «È arrivato il momento – ha detto Lando Maria Sileoni, segretario generale FABI – di parlare chiaro, la nostra posizione su smart working è sempre stata netta: abbiamo deciso, data la pandemia, di andare in deroga al contratto nazionale, ma una volta tornati alla normalità sarà necessaria la volontarietà sull’utilizzo di questo strumento. Le banche lo vorranno utilizzare per abbattere i costi e per distruggere i profili di carriera dei bancari. È chiaro quindi che andrà regolamentato per evitare questi abusi. L’introduzione del digitale nelle banche in forme invasive comprometterà i rapporti con la clientela, allontanando gli istituti di credito da quel ruolo sociale che dovrebbero avere. È legittimo che ogni banca debba porsi come obiettivo il raggiungimento di alcuni traguardi commerciali, ma diventa fondamentale il rispetto della clientela e il rispetto delle persone che lavorano nelle banche. Il ruolo dei sindacati diventa necessario per questo».

Spazio quindi agli interventi legati al nostro Gruppo BPER «Era previsto da noi – ha detto Giuseppe Corni, direttore risorse umane – un progetto che portasse almeno mille dipendenti in modalità lavoro agile e stavamo già facendo un test con 250 persone. Poi è subentrata questa situazione drammatica e abbiamo introdotto lo smart working come misura di protezione individuale. Ma il nostro progetto era in fase di sviluppo, anche culturale, per accogliere questa innovazione e ci siamo ritrovati invece a rincorrere lo smart working. La prospettiva è di portare a termine quel progetto facendo tesoro di quanto successo nel 2020. La pandemia ci ha consentito l’opportunità di fare un test su larga scala». «I lavoratori – ha detto Antonella Sboro, coordinatrice FABI BPERhanno fatto buon viso a cattivo gioco: si sono ingegnati ad affrontare il momento di criticità. Le aziende, invece, ci hanno guadagnato. E non è da sottovalutare il discorso delle pressioni commerciali: quando non c’è un contesto per potersi confrontare diventa tutto più complicato».

La relazione di Sileoni ha toccato tanti argomenti cruciali:
– rischio che le società di consulenza diventino le vere proprietarie delle banche, promettendo guadagni e risparmi d’oro e conseguenti importanti dividendi per gli azionisti
– stipendi di alcuni manager inopportuni e anacronistici, ovvero ricchezza in mano a pochissime persone a discapito delle lavoratrici e dei lavoratori bancari, e della stessa clientela
– recupero del ruolo economico-sociale su tutto il territorio nazionale
– riconquista della fiducia da parte della clientela
– mancanza di professionalità di una parte della classe dirigente, “scollegata” dalla realtà
– insostenibili pressioni commerciali in alcuni Gruppi bancari in particolare, ossessionati dal raggiungimento degli obiettivi commerciali
– la disconnessione

Infine, Sileoni ha lanciato una domanda provocatoria ai capi del personale presenti «Se vi obbligassero di andare in smart working, cosa reagireste umanamente?». Quasi tutti i capi del personale – compreso Giuseppe Corni per BPER – hanno risposto che non sarebbero contenti, poiché la scelta non può essere una imposizione ma dev’essere condivisa. E ancora, per lavorare bene da casa, occorre un’adeguata dotazione di mezzi e processi che spesso non c’è, e perché una parte fondamentale del lavoro è la relazione con colleghi, capi e i clienti.
La nostra Antonella Sboro ha poi sottolineato come, da parte dei colleghi, troppo spesso ci sia una scarsa percezione dei rischi connessi allo smart working. Nonostante lo si stia utilizzando in maniera emergenziale durante questa fase pandemica, il lavoro agile rimarrà centrale poiché strumentale alla conciliazione dei tempi di vita e lavoro. Accesso volontario e ulteriore miglioramento normativo, garantiranno la futura fruizione di questa modalità innovativa, così come ribadito dal segretario generale Sileoni in chiusura.

Scarica il comunicato in PDF